Valentina Vezzali ha qualcosa di importante da dire sulla parità di genere nello sport

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Photo credit: Getty Images
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Campionessa olimpica di scherma, portabandiera Italiana a Londra 2012, e oggi sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport: Valentina Vezzali è una sportiva a tutto tondo che di esperienza sul campo ne ha fatta. Per questo la critica che ha formalmente mosso al Coni in tema di parità di genere può essere considerata come mossa da solide basi.

Valentina Vezzali, 47 anni, oggi è parte del governo Draghi e nel suo nuovo ruolo ha potuto vedere dall'alto l'organizzazione del mondo dello sport, con un occhio particolare alla gender equality. E qui ancora proprio non ci siamo. Il fatto che ha scatenato il rimprovero ufficiale di Vezzali è stata la composizione sbilanciata dei 63 collegi dei revisori dei conti delle Federazioni sportive e delle discipline associate, sovraintese dal presidente del Coni Giovanni Malagò. Nella scelta delle nuove cariche non è stato rispettato il criterio di parità di genere, in altre parole: troppi collegi senza rappresentanza femminile.

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Per capire la disparità occorre sapere che ogni collegio è gestito da tre componenti eletti: il primo dall’assemblea della federazione di riferimento, il secondo dal ministero dell’Economia, il terzo dalla Giunta del Coni. Come riporta Repubblica, in questo caso 26 dei 63 collegi (ovvero il 43%) non ha presenza femminile: il ministero dell’Economia ne ha inserite 17 su 27 posti, il Coni 12 su 95 nomine.

Ecco quindi che Valentina Vezzali ha voluto dare voce al problema della disparità di genere nello sport, attraverso una lettera ufficiale della Presidenza del Consiglio, indirizzata al presidente del Coni Malagò. "Osservo che la formazione dei collegi, come risultante della selezione operata dal Coni, non rispetta il principio costituzionale della parità di genere, che oggi è il caposaldo dell'ordinamento giuridico italiano e di cui proprio il Coni si propone e dovrebbe essere garante" ha spiegato Vezzali nella lunga e dettagliata lettera, per poi concludere: "Ritengo necessario un tuo intervento affinché venga assicurata, in ciascuno dei 63 collegi, la presenza di almeno una rappresentante femminile".

Da Malagò purtroppo non è è arrivata una risposta decisiva nel merito di un'azione per porre rimedio alla disparità dei collegi, ma piuttosto un rimpallo: "La piena attuazione della parità di genere è stato e continua ad essere un punto fermo del mio mandato alla presidenza del Coni e non è un caso che ho fortemente voluto la presenza di donne nei ruoli dirigenziali dell'ente". Un nulla di fatto quindi che però ha contribuito a portare ancora una volta sotto ai riflettori il gender gap nello sport.

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