Variante indiana, Italia e news: fiducia per vaccino Pfizer

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Il vaccino covid Pfizer promette efficacia contro la variante indiana del coronavirus, salita alla ribalta nelle ultime settimane e individuata anche in Italia. Il quadro su diffusione e sintomi è in evoluzione. "Stiamo effettuando test sulla variante indiana, ma la variante indiana ha mutazioni che abbiamo già testato e contro le quali il nostro vaccino funziona: quindi, sono fiducioso". Nugur Sahin, fondatore della Biontech, si esprime così sull'efficacia del vaccino Pfizer contro la variante indiana del Covid, che sta destando preoccupazione per l'apparente contagiosità.

Alle parole di Sahin si aggiungono in Italia quelle di Valentina Marino, direttrice medica di Pfizer Italia- "La durata dell'immunità la stiamo ancora studiando, abbiamo i dati per sei mesi. Ma ci aspettiamo che sia anche più lunga. Sulle varianti la copertura è assicurata per quella inglese e sudafricana, ma nessun dato ancora sulla variante indiana, è simile alle altre mutazioni, e questo ci fa ben sperare", dice a 'The Breakfast Club' su Radio Capital esprimendo concetti in linea con quelli di Sahin. "L’immunità di gregge? Si può raggiungere - risponde Marino - per capirlo si pensi a Israele, dove si è tornati a una vita normale. Pfizer si sta impegnando riducendo i tempi di produzione di ogni fiala: si è passati da 110 giorni a 60. Effetti collaterali del vaccino? Pochi casi su milioni rientrano in una casistica normale, tutti i farmaci possono avere effetti collaterali severi".

La nuova variante indiana del Covid-19, che sta mettendo in ginocchio il paese asiatico, è stata individuata anche in Italia. In particolare in Veneto, a Bassano del Grappa, sono stati evidenziati due casi. I suoi effetti, ovvero se sia più pericolosa per contagiosità, letalità e resistenza ai vaccini, sono ancora in corso di valutazione.

La variante è stata scoperta per la prima volta ad ottobre nel Maharashtra, stato dell'India Centro-occidentale, conosciuto per la capitale Mumbai, la variante è identificata come B.1.617. La sua caratteristica principale è che presenta due mutazioni già note (E484Q e L452R), unione che sarebbe responsabile della drammatica ondata che sta stravolgendo l’India. La mutazione identificata come L452R corrisponde ad una modifica individuata anche nella variante californiana (B.1.427) che interessa la proteina spike e potrebbe aumentare la contagiosità del coronavirus. La mutazione E484Q potrebbe invece incidere sulla capacità di 'dribblare' la risposta immunitaria: quindi, potrebbe portare il coronavirus ad essere più resistente agli anticorpi sviluppati dopo un'infezione o di aggirare, almeno parzialmente, l'efficacia del vaccino.

In attesa di ulteriori studi, sembra che la variante indiana -per quanto riguarda i sintomi- in taluni casi potrebbe rivelarsi più impattante sull'organismo. Tosse, raffreddore, mal di testa e mal di gola, febbre, dolori muscolari, diarrea, stanchezza e spossatezza, ovvero i primi segnali della presenza del coronavirus nelle persone, sono di solito più forti. E di conseguenza anche i tempi di guarigione ne risentono.