"Ve la diamo gratis", la pubblicità sessista che ci fa dire: Ma che davvero? Ma ce la fate?!

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: CAROL YEPES - Getty Images
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From Cosmopolitan

Certe notizie non si sa nemmeno come iniziare a raccontarle. Potremmo parlare "dell'ennesima pubblicità sessista in Italia", ma sarebbe quasi riduttivo. Potremmo chiederci come sia possibile che nel 2021 ci sia ancora qualcuno in grado di credere che una comunicazione basata sul sessismo sia vincente. O potremmo domandarci se il concetto stesso di sessismo non sia completamente sfuggito a una certa parte della popolazione (quella che confonde le battute da scuola media con la strategia di marketing, per intenderci). Forse conviene raccontare semplicemente i fatti dato che, in questo caso, davvero parlano da soli. Un'impresa di pulizie nel Salento ha pensato bene di affiggere un manifesto pubblicitario così strutturato: da una parte una ragazza vestita da cameriera sexy e intenta a spolverare, dall'altra lo slogan "Ve la diamo gratis". Pronto? 2021? Qui sembra di essere tornati all'età della pietra.

Ma se credete che la storia finisca qui, vi sbagliate di grosso. Quando è scoppiata la polemica, dopo che l'immagine ha iniziato a circolare online, l'azienda ha ribattuto: "Non volevamo in alcun modo lanciare un simile messaggio, la locandina è stata realizzata dall'azienda che gestisce l'immagine della ditta che ha scelto uno slogan solo un po' diverso ma mai e poi mai possiamo essere tacciati di sessismo". Ah, ok. "Peraltro", hanno anche aggiunto come se fosse una giustificazione, "l'80 per cento del nostro personale è composto da donne". A questo punto non si sa se sia peggio l'annuncio pubblicitario o la spiegazione della ditta. In ogni caso si resta senza parole senza sapere da dove (ri)partire a spiegare perché un contenuto di questo tipo è palesemente (palesemente!) sessista.

Oggettificazione della donna? Yes. Sessualizzazione e svilimento di una professione tipicamente più femminile che maschile? Yes. Uso di una frase che ammicca a prestazioni sessuali in un contesto lavorativo? Oh, yes. Ma se tutti questi elementi non dovessero bastare c'è sempre la buona vecchia prova del nove, semplice e infallibile: questa simpatica pubblicità funzionerebbe ugualmente se al posto della donna ci fosse un uomo? Verrebbe pubblicata con un uomo? Se la risposta è "no", ve lo diciamo con il cuore, state andando nella direzione sbagliata. Ultima postilla (prego, non c'è di che): già la frase "darla via" è di per sé sessista dal momento che prevede che l'organo sessuale femminile sia "separabile" dal resto e messo a disposizione di chi voglia "usufruirne".

In tutto questo, almeno, il sindaco di Lizzanello Fulvio Pedone ha deciso di non prendere sottogamba la cosa: "Non possiamo rimanere in silenzio e far finta di nulla davanti a uno slogan che rischia di accomunare la nostra comunità con idee che non ci appartengono e che mai ci apparterranno" , ha dichiarato a Repubblica. "Invocando la Raccomandazione CM/Rec(2019)1 del Comitato dei Ministri agli Stati membri sulla prevenzione e la lotta contro il sessismo", ha aggiunto, "l'amministrazione redigerà un regolamento comunale che, ispirato al rispetto dei principi fondamentali, escluderà dalla negoziazione privata col Comune le imprese che si siano negativamente distinte per comportamenti sessisti, discriminatori e razzisti, oltre a negare ogni forma di affissione pubblicitaria di natura sessista. Un atto concreto e forte contro un problema subdolo e che esiste, davanti al quale non si può rimanere passivi". Chissà, forse un regolamento del genere potrebbe davvero aiutare, se non altro nel spingere le persone a digitare su Google la parola "sessismo".