Venezia rende omaggio al ribelle senza ribellismo Libero De Rienzo

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Photo credit: courtesy
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Bisognava aspettare una domenica pomeriggio assolata di metà festival, quando il Lido è più che mai gremito dalla comunità del cinema, per dare l’ultimo saluto a Libero “Picchio” De Rienzo, che ci ha lasciati lo scorso luglio. Bisognava che non mancasse proprio nessuno dei suoi amici, colleghi e familiari, per dare l'addio come si deve all’attore e autore più stralunato, complesso, geniale, irriducibile della scena italiana.

Nella Sala Laguna della Casa degli autori si sono ritrovati tutti, da Emanuele Trevi, amico di famiglia di lunga data, a Marco Ponti, regista di Santa Maradona, il film con Stefano Accorsi che l’ha reso famoso, da Matteo Rovere, suo produttore nella trilogia di Smetto quando voglio, a Michele Riondino conosciuto ai tempi di Fortapàsc, fino a Stefano Sardo, che l’ha diretto in Una relazione, l'ultimo ruolo, l'ultima pellicola, che proprio oggi debutta alle Giornate degli autori. Era necessario rivedere ancora una volta le scene più amate e memorabili dei suoi film, scambiarsi ricordi rocamboleschi e aneddoti affettuosi, come quello sul premio David, che Picchio conservava insolentemente nel freezer.

«Era un ribelle senza ribellismo», ha raccontato l’amico e giornalista Boris Sollazzo, «inarrestabile ideatore di mille progetti, a cui noi non riuscivamo a stare dietro. In molti ci sentiamo in colpa per non averlo saputo fare. Proviamoci ora, proviamo a raggiungerlo».

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