Vent'anni dopo, è il momento di rivalutare i Cinepanettoni?

Di Ferdinando Cotugno
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Photo credit: Filmauro
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From Esquire

Il primo cinepanettone che ho visto con la mia famiglia fu A spasso nel tempo (1996). Non era la prima scelta di nessuno, ci andammo perché non sembrava nemmeno offensivo per nessuno. Non era intellettuale, non era violento, non era complicato, non era straniero e non c'era sangue. Quanti miliardi di lire e milioni di euro hanno incassato perché le famiglie italiane cercavano due ore di quieto vivere a Natale? A spasso nel tempo era un cinepanettone di definizione allargata: c'erano Boldi e De Sica, produceva Aurelio De Laurentiis, usciva durante le feste.

Come tutte la saghe, dopo decenni il significato era diluito e il profitto massimizzato. Non ne ho un ricordo memorabile (Mereghetti, 1 stella, dice: «la solita comicità appiccicata a una serie di scopiazzature cinefile»), ma la prima gag che ho ritrovato su YouTube mi ha fatto sorridere. Boldi, De Sica e un americano vengono fermati a un posto di blocco nazista, tutto sembra andare bene, poi l'americano si tradisce parlando inglese, il nazista si arrabbia. «Americano??» Boldi: «No, no, è di Tivoli, tivilese», una scenetta fatta poi con altri esiti da Tarantino in Bastardi senza gloria.

Massimo Boldi e Christian De Sica si sono conosciuti nel 1972, quando avevano 27 e 22 anni, si esibivano in un gruppo musicale chiamato Pattuglia azzurra, Boldi alla batteria, De Sica occasionalmente alla voce, poi se ne allontanò - racconta il Corriere della Sera - alla morte di suo padre Vittorio, due anni dopo. Da Yuppies (1986) in poi sono stati l'architrave di quel modo di fare cinema, «grazie a quel film ci rendemmo conto che i nostri due caratteri, insieme, erano perfetti», racconta De Sica. Sono stati la macchina stampa soldi del cinema italiano, si sono voluti bene, lasciati, ripresi, hanno litigato e fatto pace, come in una delle tante sceneggiature che si sono trovati a rianimare in questi trent'anni.

Nel cinepanettone del 2020, In vacanza su Marte, Boldi è il figlio di De Sica, in un incastro spazio-temporale difficile da scrivere ma facile da cinepanettonare, basta che De Sica dica al figlio Boldi: «Oh, sei vecchio da meno di ventiquattro ore e già mi hai rotto i coglioni» e più o meno si capisce tutto.

Il dibattito sul cinepanettone come gagliarda espressione della cultura popolare è invecchiato peggio del cinepanettone stesso. «Sono un po' il discount del cinema. Ognuno di loro si può smontare, stroncare e rimontare con grande facilità. Sono film semplici, ma non disonesti», diceva De Sica nel 2008. Hanno fatto e fanno la loro vita, è difficile volergli proprio male, ma alla fine sono falliti anche i tentativi di farne un canone.

Nel 2013, in occasione dei trent'anni del paziente zero (Vacanze di Natale, 1983), usciva il libro Fenomenologia del cinepanettone di Alan O'Leary (Rubbettino). Ci fu tanta attenzione, perché non era un critico bastian contrario alla Marco Giusti a rivalutarli, ma uno studioso irlandese, un professore dell'Università di Leeds, che permetteva a Il Giornale di titolare: «La rivincita del cinepanettone». È un fenomeno comune, dominare l'attenzione, i bilanci, le sale e le conversazioni ma poi avere anche bisogno di una «rivincita». Il vittimismo dei potenti, uno dei filamenti di DNA del populismo. O'Leary, erede della tradizione militante dei cultural studies, è un serio studioso del cinema italiano, il suo primo saggio era su La battaglia di Algeri, conosce la lingua e dice di aver imparato a ridere guardando i cinepanettoni, di trarre piacere, da maschio eterosessuale, «dal cattivo comportamento dei maschi eterosessuali in questi film», eccetera.

Sono anni che ogni cinepanettone ci sembra l'ultimo, il bilancio di un'epoca, il saluto un po' amaro che chiude una stagione felice, e invece sono sempre qui, la notizia dello loro morte continua a essere fortemente esagerata. Non resistono grazie ai cultural studies, ovviamente, ma per l'allargamento della formula, le incertezze della vita, il nostro umano bisogno di conferme.

Vacanze di Natale del 1983 è un pezzo di memoria collettiva, pieno di intuito e colpo d'occhio e giustamente così viene celebrato, ha fatto un bel gesto dell'ombrello vanziniano alla prova del tempo. Ma già Vacanze di Natale 2000 (con Megan Gale e Carmen Electra!) sembrava un sussulto post-mortem, con Boldi che casca nella neve, De Sica che inchioda per un gatto nero e dice: «Eccallà, mi hanno dato il benvenuto di fine millennio». Se il barile doveva avere un fondo, non poteva che essere quello, e invece ci sono stati altri vent'anni di cinepanettoni.

In Amici come prima (del 2018) De Sica si veste da donna e fa la badante di Boldi, che gli chiede: «Scusi, non ci siamo già visti? Miami? India», praticamente il tentativo di costruire il Cinepanettoni Cinematic Universe. Incassò bene, ma anche quello sembrava un capolinea, poi c'è stata la pandemia, il bisogno disperato di comfort food, pane, pace ed evasione, e così ora Boldi è il figlio di De Sica, fanno gag su Marte come le facevano su Cortina, sul Nilo o qualunque altro posto del mondo. È uscito in streaming su varie piattaforme. Com'è? Perché, importa? Sono solo due ore in meno in attesa del vaccino.