I viaggi di Aurora Bertrana, la violoncellista che finì in Polinesia e ne raccontò la meraviglia

Di Sara Mostaccio
·6 minuto per la lettura
Photo credit: Nextrecord Archives - Getty Images
Photo credit: Nextrecord Archives - Getty Images

From ELLE

Aurora Bertrana voleva le ali per realizzare il suo desiderio più grande, quello di vivere a ogni costo: “Mentre mia madre mi insegnava a essere una mite signorina piena di dignità, a cucire e ricamare, io sognavo solo avventure. Era ansiosa di vivere, vedere il mondo, uscire da quella cerchia familiare e provinciale. Volevo le ali per volare.”

Quando nasce a Girona nel 1892 si chiama Aurora Bertrana i Salazar. Suo padre è uno scrittore modernista e la bambina manifesta presto la sua intenzione di seguirne le orme. Sin da piccola si nasconde nella biblioteca del nonno e legge a sazietà. Spesso si abbandona alla fantasia immergendosi per ore negli atlanti e a sei anni scrive la prima poesia. Ma i genitori si oppongono al suo desiderio di scrivere: studierà musica, invece.

La violoncellista femminista

Per farlo deve andare in treno a Barcellona due volte a settimana e già suscita scandalo: una ragazza non accompagnata che va in città? La ragazzina di provincia scopre gli innumerevoli stimoli culturali che offre Barcellona e se ne ubriaca al punto da decidere di trasferirsi. Comincia a suonare per locali in un trio, tutto di donne. La famiglia non nuota nell’oro e non ha nulla in contrario quando Aurora decide di guadagnarsi da vivere suonando. “Fu così che dal dover diventare una grande violoncellista e compositrice passai a essere una semplice violoncellista in un trio di donne.”

In questi anni si avvicina alla causa femminista a cui partecipa attivamente. Spera di creare una università per donne e collabora con Carmer Karr alla creazione del Lyceum Club di Barcellona con l’obiettivo di offrire un luogo sicuro di scambio e confronto alle donne al margine delle organizzazioni politiche. Insieme ad altre firma il Manifesto delle donne. In parallelo collabora con l’Instituto de Cultura y Biblioteca Popular de la Dona e il Club Femení i d’Esports o Acción Femenina.

Nel 1923 si trasferisce a Ginevra per continuare gli studi, sia linguistici che musicali, e qui fonda la prima jazz band d’Europa composta di sole donne. Suonano all’Hotel Chamonix ed è lì che incontra Denys Choffat, un ingegnere elettrico che sposa nel 1925.

In Polinesia

Ma il vecchio sogno di vedere il mondo e raccontare storie non l’ha mai lasciata, anzi si è acuito dopo aver letto un libro di Pierre Loti che parla di Tahiti. Quando si presenta l’occasione di andare nella Polinesia francese per una commessa di lavoro del marito non ci pensa due volte a far le valigie. La famiglia di lui non l’ha mai accettata e lei si è già staccata dalla sua famiglia da anni. Non c’è niente che la trattenga.

Si imbarcano a Marsiglia e raggiungono Papeete nel Settembre 1926 dopo aver viaggiato su una nave infestata dalla febbre gialla e messa in pericolo da una spaventosa tempesta che rischia di farli naufragare. Aurora non ha paura di niente, sta realizzando il sogno da bambina quando era scappata di casa, sola e a piedi, per vedere il mare.

In Polinesia resta fino al 1929. È subito catturata dai colori vibranti, dai silenzi profondissimi, dalle sensazioni che quel mondo arcano le suscita. La incantano le notti: “Notti polinesiane… fascino indescrivibile, intossicazione di colori e armonie.” Soprattutto qui può sentirsi libera dalle costrizioni europee che impongono alle donne codici di comportamento asfissianti.

Il motivo ufficiale del loro soggiorno è installare una centrale elettrica a Papeete ma mentre il marito è impegnato nel suo lavoro lei invia alla stampa europea articoli e racconti di vita polinesiana che catturano i lettori al punto che al ritorno un editore la convince a farne un libro. Paradisi Oceanici esce nel 1930 con enorme successo.

ACQUISTA SU AMAZON

Senza peli sulla lingua prende posizione contro l’invasione bianca in favore delle popolazioni native le cui tradizioni la affascinano. Nei suoi articoli descrive la libertà sessuale delle donne polinesiane creando al tempo stesso scandalo e curiosità nella rigida società catalana del tempo. Quelle atmosfere esotiche riscuotono un tale successo che nel 1934 pubblica Peikea, princesa caníbal i altres contes oceànics, una riscrittura di racconti polinesiani, mentre un anno dopo esce L’illa perduda scritta a quattro mani con il padre che ha rinunciato a osteggiare la sua passione per la letteratura.

Il ritorno in Spagna, il Marocco e l’esilio

In Polinesia avrebbe preferito rimanerci ma una grave malattia della sorella Celia la induce a rientrare in Spagna. Al ritorno in Catalogna nel 1930 si impegna in un ciclo di conferenze, scrive per i giornali e pubblica romanzi. Ma non è l’unico impegno. Si dà da fare anche in politica e nel 1933 si candida alle elezioni nella sinistra repubblicana, anche se non ottiene i risultati sperati.

Nel 1935 si trasferisce in Marocco per studiare da vicino la condizione delle donne musulmane. Visita gli harem, i bordelli, le prigioni e poi racconta tutto nel libro El Marroc sensual i fanàtic. Trascorre molto tempo tra le oasi nel deserto e le montagne ma visita anche Tetuan, Rabat, Fez e Casablanca, completando il viaggio a Marrakech.

Al rientro a Barcellona nel 1936 si butta nuovamente a capofitto in politica lavorando come editor del periodico Companya. Il marito invece passa al lato franchista e si separano definitivamente. Nel 1938, stremata e in pericolo di vita, senza più una casa distrutta dalle bombe, va in esilio. Torna in Svizzera dove vive tra Ginevra e Losanna. I primi anni sono molto difficili. È sola, non conosce nessuno e per mantenersi fa ogni genere di lavoro. Insegna lingue, traduce, fa la cameriera. Solo con il tempo riesce ad affermarsi come giornalista, collabora con diversi periodici e con la radio, pubblica tre libri sulle esperienze della Seconda Guerra Mondiale durante la quale ha visitato anche i campi per prigionieri.

Può tornare in Catalogna solo nel 1949 e lo fa più per riunirsi alla madre che per convinzione. È restia a lasciare l’ambiente culturale svizzero nel quale si è inserita e sa che la vita nella Spagna franchista non sarà stata facile per una donna catalana, esiliata e scrittrice. Di quegli anni ricorda: “In questi ultimi anni non ho vissuto. È difficile da spiegare. Sono anni senza avventure, anni ovattati, anni grigi. Ho vissuto solo nella mia scrittura.”

Nel 1967 pubblica Vent de grop, uno dei primi romanzi incentrati sul fenomeno crescente del turismo. Negli anni 70 diventa anche un film con Joan Manuel Serrat dal titolo La larga agonia del los peces fuera del agua. Nello stesso periodo, poco prima della sua morte nel 1974, escono anche le Memorie in due volumi in cui racconta minuziosamente la propria vita piena di avventure, così come la voleva quando la immaginava sugli atlanti del nonno.