I viaggi di Martha Gellhorn, la sola corrispondente di guerra donna presente allo sbarco in Normandia

Di Sara Mostaccio
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Photo credit: FPG - Getty Images
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From ELLE

Di Hemingway fu la terza moglie (e non andò bene, né durò a lungo) ma Martha Gellhorn si era costruita la sua carriera da corrispondente di guerra ben prima di incontrarlo e la proseguì ben oltre. Dopo averlo lasciato lo disse chiaro e tondo: “Sono stata una scrittrice per oltre 40 anni, ero una scrittrice prima di incontrarlo e sono stata una scrittrice dopo che l’ho lasciato. Perché dovrei essere semplicemente una nota a piè di pagina nella sua vita?”

Martha Gellhorn, professione reporter

Martha era nata a St. Louis nel 1908 da padre di origine tedesca e religione ebraica e madre suffragista con ascendenze protestanti. Presto iniziò a interessarsi al giornalismo e a 19 anni mollò gli studi per seguire la sua passione: scrivere. A 22 lasciò anche gli Stati Uniti per trasferisi a Parigi dove lavorò come corrispondente estera. In Europa aderì al movimento pacifista e al ritorno negli Stati Uniti fu assunta come investigatrice federale per documentare l’impatto della Grande Depressione. I suoi rapporti erano così dettagliati e ben scritti che attirarono l’attenzione di Eleanor Roosevelt, con cui nacque una duratura amicizia.

Photo credit: Bettmann - Getty Images
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Il primo incontro con Hemingway avvenne nel Natale 1936 durante una vacanza con la famiglia a Key West. Fu amore a prima vista ma lui era ancora sposato a un’altra giornalista, Pauline Pfeiffer. Comunque partirono insieme per la Spagna per documentare la guerra civile. Il Natale 1937 lo festeggiarono insieme a Barcellona. L’Europa sembrava essere diventato lo scenario prediletto da Martha che si fermò a documentare l’ascesa di Hitler in Germania, l’invasione della Cecoslovacchia, lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Si trovava in Finlandia durante l’invasione delle truppe sovietiche.

In Normandia per il D-Day

Hemingway era sempre più insofferente. Si era innamorato della sua intraprendenza ma dopo averla sposata nel 1940 si aspettava che se ne restasse a casa ad aspettarlo. Martha non ne aveva alcuna intenzione. Voleva documentare lo sbarco in Normandia anche se alle donne non era permesso parteciparvi, potevano restare solo nella retroguardia e raccontare le briciole. Hemingway invece aveva avuto il permesso, ovviamente, ed era partito con i soldati.

Non le andava proprio giù perciò si finse infermiera per imbarcarsi su una nave d’appoggio, poi si nascose in bagno durante la traversata e seguì le truppe di nascosto sulla spiaggia. Arrivò l’8 Giugno, due giorni dopo lo sbarco, ma era comunque l’unica donna presente. La sola tra 160.000 uomini. Fu anche la prima giornalista a documentare gli orrori del campo di concentramento di Dachau subito dopo la liberazione nell’Aprile 1945.

Intanto il matrimonio era andato in pezzi. Martha aveva piantato quel rompiscatole che la voleva moglie nel suo letto e non corrispondente di guerra ma lei non era dello stesso avviso. Quando nel 1943 era ripartita per correre sul fronte italiano lui le aveva chiesto apertamente se fosse una corrispondente o sua moglie. Fu solo uno dei molti litigi che culminarono con la separazione definitiva nel 1945.

Photo credit: Keystone - Getty Images
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Raccontare il mondo

Dal suo lavoro invece Martha non si separò mai e continuò a viaggiare per documentare il mondo. Nel 1966 andò in Vietnam per raccontare la guerra con una posizione molto critica verso gli Usa che le ritirarono il permesso di mettere piede nel paese. Fu in Israele per la Guerra dei 6 giorni, in Nicaragua per la rivoluzione, in Brasile per raccontare i “bambini di strada”. Un passo indietro lo fece solo nel 1990 durante la guerra in Bosnia, ammettendo di non essere più abbastanza agile per partire per il fronte.

Scrisse reportage di viaggio e di guerra, un libro sul movimento pacifista, uno suoi suoi viaggi con Hemingway. Visse la sua vita in completa libertà, ribellandosi a qualunque uomo che volesse incatenarla a una casa. Si sposò due volte, ebbe molte più relazioni, ma al centro c’era sempre la sua voglia di andare, vedere e raccontare, essere sul posto, diventare gli occhi di chi non poteva essere lì.

Nel corso della sua vita cambiò 19 case, visitò molti più paesi, raccontò centinaia di storie. Infine si ritirò a Londra, a Knightsbridge, quando un cancro alle ovaie e una completa cecità le tolsero ogni possibilità di continuare a viaggiare. Non però la libera scelta: decise lei quando e come morire, suicidandosi con il veleno il 15 Febbraio 1998.