Viaggio nel tempo con Eloise. Il racconto del regista Edgar Wright

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Photo credit: courtesy
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Nel 2017, il regista Edgar Wright era a Venezia in giuria, quest’anno torna alla mostra per presentare un suo film. È la prima volta...

Che ricordi ha di quell’anno?

Arrivavo dal lunghissimo tour promozionale di Baby Driver, è stata un’esperienza intensa e bellissima. Sono rimasto in contatto con tutti i giurati, c’era anche Michel Franco: ci siamo appena scritti, ci rivedremo al Lido.

Chi è salita a bordo per prima? Anya Taylor-Joy o Thomasin?

È una storia buffa. Ho conosciuto Anya al Sundance nel 2015 e l’ho subito associata al personaggio di Eloise, quello interpretato da Thomasin. L’idea del film mi frullava in testa da una decina d’anni e una volta, a Los Angeles, le parlai del progetto. La rividi ancora e cominciai a sentirmi come il bambino che urla al lupo al lupo perché in realtà, iniziai a scrivere la sceneggiatura molto tempo dopo, nel 2018. Nel frattempo, l’avevo vista in altri film e sui red carpet, mi aveva impressionato quanto fosse camaleontica. Cominciai a pensare che fosse più giusta per l'altro ruolo, quello della cantante negli anni ‘60. Per fortuna accettò "il cambio". Ma dovevo trovare Eloise... Di Thomasin mi colpì subito la sua fragilità e allo stesso tempo la forza interiore che la rendeva perfetta per il ruolo. Intravedevo qualcosa di potente nel fatto che avesse la stessa età del personaggio, 18 anni, al momento delle riprese.

Lei è sempre molto attento a lasciar trapelare il minimo indispensabile dei suoi film. Perché?

Thomasin fa un viaggio sorprendente in Ultima notte a Soho e io vorrei che lo spettatore facesse quel viaggio con lei, che scoprisse il film con lei». L’ha girato prima della pandemia ma l’horror è più che mai di tendenza ed è una sua grande passione. «In realtà ho fatto qualche extra anche durante il lockdown, Soho deserta era inquietante, sembrava il set di un film sui fantasmi. Quel che amo degli horror sono i “cavalli di Troia”, i temi seri che ci infili dentro...

Non ha ceduto allo streaming...

Questo film l’abbiamo disegnato per la sala, è un’esperienza immersiva. Thomasin c’è in ogni scena, è un film molto soggettivo, vivi anche tu l’esperienza che fa lei e il grande schermo è il modo migliore per godersela. Sono convintissimo di una cosa: le facce degli attori sullo schermo devono essere sempre più grandi della tua.

La musica è centrale nei suoi film e questo è un musical...

La scrittura e le canzoni vanno mano nella mano, alcune volte addirittura è la canzone a creare una scena. La sento e so esattamente in quale scena sarà, poi scrivo la scena “per” quella canzone. Sono molto soddisfatto della colonna sonora di Soho, è ambientato un periodo di musiche emozionanti, ci sono anche un paio di cover italiane... You are my world, com’è l'originale? Il mio mondo, giusto?

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