Viaggio nella Roma di Alberto Sordi fra cocktail, passeggiate e maccheroni

Di Germano D'Acquisto
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Photo credit: © Reporters Associati & Archivi srl
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Roma si mobilita per rendere omaggio al suo imperatore. No, non stiamo parlando di Francesco Totti, ma di Alberto Sordi, che quest’anno avrebbe soffiato su cento candeline. Un secolo di storia italiana, romana e del 900. Sono numerosissime le iniziative dedicate all’Albertone nazionale. Su tutte spicca la mostra "Alberto Sordi: 1920-2020", allestita nella casa-museo dell’attore e che fa un po’ da lei motiv agli omaggi che istituzioni, teatri, cinema, musei - nonostante il Covid - sono riusciti a tributare al grande attore. L’ultima in ordine di tempo è l’esperienza offerta dal J.K. Place Roma, gioiello nato dalla visione di Ori Kafri, hotelier fiorentino d’avanguardia, nel cuore di Campo Marzio, a pochi passi dal ponte Cavour, dall’Ara Paris e dal fiume Tevere.

Photo credit: Courtesy Photo
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L’idea dell’hotel è semplicissima: far immergere i suoi ospiti nelle stesse atmosfere vissute da Sordi. Un modo un po’ originale per guardare la città eterna con gli occhi del suo figlio più amato. E così, fino al 31 gennaio 2021, giorno di chiusura della mostra, i clienti del J.K. potranno approfittare di veri e propri tour esclusivi per visitare la casa-museo dell’attore, situata nei pressi delle Terme di Caracalla. Grazie a visite private ad hoc si potranno muoversi all’interno delle varie stanze e del giardino, scoprendo oggetti mai visti prima: dagli abiti alle fotografie di scena, dai documenti ai video inediti.

Photo credit: Courtesy Photo
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Il viaggio offerto dall’hotel romano, i cui interni sono stati firmati dall’architetto toscano Michele Bönan, prosegue poi al ghetto. Perché se è vero che non c’è angolo di Roma che non sia stato location di una pellicola di Sordi, è altrettanto vero che il ghetto ne è stato il palcoscenico più gettonato di tutti. Nel film "Un Americano a Roma" del 1954, per esempio, questi luoghi sono stati addirittura dissimulati spacciandoli per Trastevere. Quando il protagonista Nando Mericoni, giovane trasteverino col mito dell’America, si acquatta sotto casa sua usando le mani come pistola e gioca prima col gatto fingendo di sparargli e, subito dopo, tende un agguato al metronotte in bicicletta, con il quale si difende dicendo: “E sto a scherzà: è scarica” siamo proprio da queste parti, a pochi metri dal meraviglioso Portico di Ottavia. Ma in queste strade sono stati girati anche scene cult di “Fortunella” di Eduardo De Filippo o dell’ormai classico “Il Marchese del Grillo”. “Roma non è una città come le altre. - diceva l’attore - È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi”.

foto https://www.gettyimages.it/detail/fotografie-di-cronaca/italian-actor-and-director-alberto-sordi-playing-fotografie-di-cronaca/186169846?adppopup=true


Photo credit: Mondadori Portfolio - Getty Images
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L’experience offerta dal boutique hotel, che annovera anche altri due alberghi a 5 stelle a Firenze e Capri, e uno, nuovissimo (è stato inaugurato a gennaio) a Parigi, non si ferma ovviamente qui. Alle tentazioni visive non si potevano infatti non associare quelle del gusto. Il legame fra la cucina romana e l’attore simbolo dell’italianità è infatti indissolubile. Un po’ come lo è la sigaretta per Humphrey Bogart o lo Chanel numero 5 per la divina Marilyn. Ed ecco che il menù del ristorante J.K. Cafè - solitamente aperto anche agli ospiti esterni - diventa l’occasione per l’ennesimo tributo alla romanità. E lo spunto non può che arrivare dal più classico dei piatti del cinema italiano: i maccheroni. “Maccarone, m’hai provocato e io te distruggo”, dice Nando Mericoni dopo aver tentato senza fortuna di mangiare marmellata, latte, yogurt e mostarda come i suoi idoli yankee.

Photo credit: Il piatto omaggio Maccarone me te magno
Photo credit: Il piatto omaggio Maccarone me te magno

Lo chef Michele Ferrara reinterpreta il piatto dandogli un nome che è tutto un programma: Maccarone Me Te Magno. Un vero peccato di gola in cui il rigatone di gragnano viene condito con un sugo ottenuto mescolando sei tipi di pomodoro differenti selezionati dallo Chef (San Marzano, Datterino, Costoluto, Camone, Grappolo e Cuore di Bue). La salsa viene cotta con cipolla, carote, aglio e sedano per sei ore. E alla fine, vi vengono aggiunti olio evo, basilico freschissimo e una pioggia di Parmigiano Reggiano 36 mesi.

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Ad accompagnare il pasto, o per un aperitivo, c’è poi il cocktail Lo Sceicco Bianco, creato per l’occasione dal bartender Antonio Napolitano, che celebra invece il doppio centenario che in questo 2020 accomuna Albertone all'amico Federico Fellini, che lo diresse per la prima volta proprio nel film che dà il nome al drink. Napolitano lo ha ideato mixando fra di loro Gin Beefeather 24, Vermouth Silvio Carta, Campari e del latto intero. Alberto Sordi, non c’è dubbio, avrebbe senz’altro apprezzato.