Villa Artimino, la meta toscana patrimonio dell'Unesco perfetta per una fuga a due

Di Federica Fiori
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Photo credit: ROBERTO SOFFRITTI
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Pare che di notte, in certe notti, le finestre accuratamente chiuse dal custode nella soffitta della Villa Medicea di Artimino comincino qualche volta a sbattere.

E pare, secondo la leggenda, che ad aprirle sia lo stesso Ferdinando I de’ Medici, Granduca di Toscana, vissuto tra le mura di questa magnifica residenza oltre quattrocento anni fa. Un fatto è certo: Villa La Ferdinanda, soprannome assegnatole in omaggio al suo magnanimo committente, è per molte ragioni un luogo magico, ma è tutt’altro che un luogo austero. Merito probabilmente di colei che oggi ne regge le sorti: Annabella Pascale, nipote di Giuseppe Olmo, leggendario campione di ciclismo del ’900 e ultimo acquirente di quest’angolo di paradiso all’italiana, incastonato a mezza strada tra Prato e Firenze, diventato nel 2013 Patrimonio mondiale dell’Unesco.

Photo credit: ROBERTO SOFFRITTI
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Ma Annabella non è la sola donna della Tenuta: accanto a lei ci sono “colleghe” in tutti i ruoli chiave: da Letizia, manager dell’hotel e degli appartamenti, a Michela, executive chef dell’annesso ristorante; da Giada, responsabile della Spa, a Linda, Claudia ed Elena, deputate nell’ordine alla gestione delle vendite, del marketing e degli eventi.

Photo credit: ROBERTO SOFFRITTI
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«Tornare ad Artimino è stato soprattutto un gesto d’amore», racconta Annabella. «Mio nonno acquistò la proprietà nel 1988, quando avevo solo otto anni, e non c’è ricordo che non mi riporti qui». Laurea in pubbliche relazioni e pubblicità a Milano, una carriera eclettica tra tivù e agenzie di comunicazione prima di dedicarsi agli eventi come imprenditrice, Annabella sente il richiamo di Artimino quando, «come un rumore di fondo», si accorge che a quel luogo sospeso nel tempo manca qualcosa di fondamentale: «Un fil rouge che unisse la villa all’hotel, al ristorante, alla cantina. E una trama che riportasse in luce i gloriosi trascorsi della residenza, dove in epoca medicea soggiornò perfino Galileo Galilei, chiamato a impartire lezioni di matematica a Cosimo, il figlio di Ferdinando de’ Medici».

Photo credit: COURTESY
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A riportare gli ospiti al presente sono, invece, le camere situate nella Paggeria Medicea, coeva all’edificio principale, che tuttora conservano elementi originari in pietra serena e cotto toscano. O, più prosaicamente, i piaceri della tavola: non solo per l’eccellente qualità dei vini prodotti dalla Fattoria di Artimino – 732 ettari di vigneti visitabili a bordo di un fuoristrada – ma anche per le delizie del piccolo orto al servizio della cucina, raccolte a km zero e coltivate in modo totalmente ecologico.

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Difficile annoiarsi, da queste parti. In una giornata tipo si può scegliere di visitare La Ferdinanda, che tra i nickname vanta anche quello di Villa dei 100 camini per l’incredibile quantità di comignoli che svettano dal tetto, o cavalcare lungo gli affascinanti percorsi dell’ippovia della provincia di Prato. O, ancora, farsi organizzare uno “chic-nic” a lume di candela per ammirare la stellata dai prati che circondano la residenza.

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Di rigore due passi tra gli antichissimi ulivi (ce ne sono ben 18mila) in direzione dell’antico Borgo medievale, dove acquistare l’olio extravergine locale spremuto a freddo – ma non senza essersi concessi, prima (o dopo), un paio d’ore nella Spa con trattamenti d’avanguardia a base di vinoterapia. Tutto è facile qui, fluido come lo scorrere del tempo: vi piacciono i cantuccini offerti a fine pasto? Michela vi insegna a farli, ritagliandosi una mezz’ora nel pomeriggio. Volete fare un giro in bici? Qualcuno vi accompagnerà studiando un itinerario su misura per voi, in bici normale o con pedalata assistita. Un posto da ricordare, quando il Covid non sarà che un ricordo...

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