Villa Serpentara a Olevano Romano era il rifugio segreto degli artisti del Romanticismo

Di Antonia Matarrese
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Photo credit: Andrea Sebastiani - Getty Images
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From Harper's BAZAAR

“La Serpentara, della quale ho sentito parlare così tanto, sembra essere una terra creata appositamente per un pittore. Questo genere di paesaggio con ovunque macchie boschive pittoresche sembra essere adatto per dipingere primi piani molto differenziati”. Descriveva così Ludwig Richter (1803-1884), il più celebre illustratore tedesco della sua epoca, la vasta collina tra Olevano Romano e Bellegra, nella Valle del Sacco, che prende il nome dai tronchi degli alberi nodosi e avviluppati come serpenti.

Qui, in pieno Romanticismo, si formò la prima colonia di artisti in Europa complice lo straordinario contesto naturale, l’aria salubre di mezza montagna, la vicinanza con la Città Eterna allora preda del caldo afoso e della malaria. Oggi appartiene all’Accademia delle Arti di Berlino e ospita una casa-atelier dove pittori, musicisti, scrittori e architetti vengono invitati a rotazione ogni tre mesi con le loro famiglie. Letture pubbliche, mostre e concerti sono seguiti da un pubblico locale e internazionale che unisce trekking e cultura.

Photo credit: Alberto Novelli
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Passeggiando tra le querce di specie farnia e i lecci, le felci e i ginepri della Serpentara, cui si sono aggiunte nel tempo decine di piante di ulivo cultivar Rosciola, fiore all’occhiello dell’agricoltura locale, si notano qua e là i medaglioni degli artisti e dei letterati che hanno contribuito a salvare questo polmone di verde dall’abbandono e dalla speculazione edilizia.

Photo credit: Courtesy photo
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Albero sacro a Giove la quercia, archetipo della paesaggistica classica dall’Ottocento in poi, è stata qui ritratta in mille fogge: morbida e vaporosa da J.A. Koch, massimo illustratore della Divina Commedia, che sposò una ragazza di Olevano, pittoresche ed eleganti come quelle di F.T. Horny, amico di Goethe, morto giovanissimo di tisi e sepolto in paese nella Chiesa di San Rocco, inquietanti ed espressive nello stile di E. F. Kanoldt, ecologista ante litteram e grande sostenitore del pascolo libero delle greggi.