Visitare la Galleria Campari per scoprire la storia di un mito

Di Stefania Carini
·3 minuto per la lettura
Photo credit: FRANCESCO RADINO
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From Harper's BAZAAR

Appena sarà possibile andateci. Per chi è a Milano ci vuole poco, qualche fermate di metrò rossa e sia arriva a Viale A. Gramsci 161, a Sesto San Giovanni. Ecco la Galleria Campari, il regno di quel marchio, il luogo in cui il brand i mostra in tutta la sua storia. Una storia lunga, che viene raccontata tramite un viaggio evocativo nello spazio e nel tempo, tra affiche originali della Belle Époque, manifesti, grafiche pubblicitarie e libri d’artista dagli anni ‘20 agli anni ‘90, firmati da importanti artisti come Marcello Dudovich, Leonetto Cappiello, Fortunato Depero, Franz Marangolo, Guido Crepax, Bruno Munari, Ugo Nespolo. E poi caroselli e spot di noti registi come Federico Fellini e Singh Tarsem; oggetti firmati da affermati designer come Matteo Thun, Dodo Arslan, Markus Benesch e Matteo Ragni. C'è da perdersi, e ci si perde volentieri. Anche perché spesso tutto questo materiale viene anche riorganizzato in mostre ed eventi. C'è tutto del gusto italiano, inteso come esperienza di piacere dei sensi quasi sinestetica.

Photo credit: FRANCESCO RADINO
Photo credit: FRANCESCO RADINO

Una storia ricchissima quella di Campari, che inizia nel 1860, quando a Novara gli esperimenti di Gaspare Campari culminano con l’invenzione di una nuova bevanda con un distintivo gusto amaro e una ricetta che è stata mantenuta segreta fino ad oggi. All'inizio degli anni Venti, i classic cocktails diventano sempre più popolari ed è la svolta. Il Negroni è infatti ideato nel 1919/20 dal conte Camillo Negroni, che era solito frequentare l'aristocratico Caffè Casoni. Molti anni dopo 1972, Milano, Bar Basso: nasce lo Sbagliato grazie al bartender Mirko Stocchetto. Da un conte a un bartender, in mezzo la Storia d'Italia. Due cocktail, due epoche, che si possono ripercorrere appunto all’interno della Galleria, negli Headquarters Campari, disegnati da Mario Botta, dove sono esposti anche preziosi oggetti vintage del mondo bar, bicchieri d’epoca, bottiglie, orologi originali, insegne direttamente dagli anni Sessanta e Settanta, oltre a una serie di veri e propri memorabilia.

Photo credit: Courtesy Archivio Galleria Campari
Photo credit: Courtesy Archivio Galleria Campari

Campari si segnala per una visione moderna del brand fin dagli inizi del Novecento, utilizzando personalità artistiche di ogni epoca per creare attorno al marchio un a vera e propria esperienza. Comunicarsi infatti diventa un'arte. Pensiamo all'esperimento della metropolitana di Munari, una sorta di effetto pre-cinema: nel 1960 l'artista realizza la “Declinazione grafica del nome Campari”, manifesto per l’apertura della prima linea metropolitana di Milano e ora esposto permanentemente al Modern Art Museum a New York. E poi c'è il rapporto di Campari con il cinema e la tv, i Caroselli, lo spot di Federico Fellini, quelli con le grandi star fino a quello firmato da Paolo Sorrentino. Un vero e proprio viaggio tanto nell'immaginario di Campari quanto in quello cinematografico, capaci di rispecchiarsi a vicenda.

Photo credit: FRANCESCO RADINO
Photo credit: FRANCESCO RADINO

Dopo la visita c'è una possibilità in più: andare a mangiare o fare un aperitivo a Villa Campari. Il segreto di certi brand italiani sta proprio che tutto può diventare piacere. Un bitter diventa manifesto, spot, grafica. Diventa insomma visivo. E poi può tornare a essere gusto, ad esempio non solo come cocktail ma anche come riduzione da gustare su uno strepitoso risotto allo zafferano. Sì, lo so, sto per usare parole altisonanti come sinestesia, ma in fondo so che è anche una questione di gola.