Vittoria Puccini torna su Rai Uno con la serie "La fuggitiva"

Di Piera Detassis
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Photo credit: courtesy
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Ha debuttato nel 1992 con La corsa dell’innocente, candidato ai Golden Globe e diventato cult in America, adesso Carlo Carlei torna su Rai Uno con la serie La fuggitiva, dove a scappare a perdifiato nel Nord Italia è Vittoria Puccini, l’Arianna che a tratti ha un altro nome, Vesna, e sfugge la giustizia perché accusata ingiustamente dell’omicidio del marito.

Un cerchio sembra chiudersi tra due titoli e il tema della fuga non smette di ossessionare il regista calabrese, da ventisette anni espatriato a Hollywood dove s’è giocato le carte del grande showbiz grazie a film come Fluke o Romeo and Juliet con Hailee Steinfeld, per poi tornare a casa a firmare successi popolari in tv come Padre Pio, Ferrari, I bastardi di Pizzofalcone e ripartire subito verso Santa Monica, California, dove oggi lo attende la serie internazionale Kingdom Come. Italiano, americano, expat per eccellenza? «Apolide», risponde lui, «perché un regista abita il mondo. Ho bisogno di stare nei due Paesi e in ognuno dei due luoghi ho imparato ad avere la giusta distanza». Un po’ di Hollywood se la porta sempre appresso, con scene d’azione spettacolari, la sua specialità e, per la prima volta, due personaggi femminili duri e resilienti, poco consueti nel racconto italiano. Arianna è testimone da piccola dell’omicidio dei due genitori, una strage da cui la salva il bosniaco assalitore portandola con sé a Sarajevo, ribattezzandola Vesna e crescendola come una guerriera, esperta di boxe e arti marziali. La ritroveremo in Italia, adulta, con cicatrici pesanti sul corpo, «a testimonianza», sottolinea Carlei, «di quella guerra nell’ex Jugoslavia, uno shock nel cuore dell’Europa che tendiamo a dimenticare. È questo il punto di vista etico della mia storia, non solo action ma realismo».

Scappa Arianna, torna sulla strada, prendendo tutti in contropiede, lei signora bene, con le sue armi segrete da combattente. Una prova forte per la Puccini «che è una interprete vera», si entusiasma il regista, «creativa, un’attrice che potrebbe e dovrebbe passare alla regia, ne ha tutte le doti». Indurita sotto l’angelica bellezza, sospesa proprio come il regista tra due mondi, Vittoria incarna una protagonista insolita per la fiction nostrana. A pedinarla, intuendone pian piano la sofferenza, una poliziotta con una larga zona d’ombra alle spalle, interpretata senza sconti da Pina Turco. «Due anime in fuga, che alla fine si riconoscono. Non due archetipi da action, ma donne vere con problematiche reali». Innocenti sì, ma non senza un passato. E soprattutto con le armi da autodifesa ben affilate. Una nuova generazione di protagoniste.