Vive la France! Il cinema francese pare essere il regno delle donne

Di Piera Deta
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Photo credit: Lingkong C / EyeEm - Getty Images
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From ELLE

Infanzia e adolescenza di Calamity Jane cartoon, iron ladies, ragazze turbolente, registe e star senza paura come Isabelle Huppert nei panni suntuosi de La Daronne, la Padrina del film di Jean-Paul Salomé che traduce le intercettazioni per la narcotici e poi si traveste da potente araba che smista il traffico di droga in città. Ruolo imponente e spregiudicato, e le tiene testa la collega Catherine Frot, soffice ma spietata nella battaglia per tornare regina della floricultura in La fine fleur ma anche imbruttita creatura senzatetto in Sous les étoiles de Paris.

Photo credit: courtesy
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Il cinema francese pare essere il regno delle donne e la recente 23ª edizione dei Rendez-vous di cinema di Parigi fornisce la prova regina con almeno venti film pronti per l’uscita italiana, piattaforma o sala che sia. A cucire il tutto un robusto filo rosa e femminista mai dismesso dall’industria e di cui si vedono oggi i frutti, tanto da chiedersi dove nel frattempo noi c’eravamo distratte.

Basta un esempio per capire l’antifona: nell’assurdo e irresistibile Mandibules, già scoperto al Lido, due amici un po’ fumati si ritrovano una mosca gigante nel baule della macchina e, senza farsi domande, cercano di ammaestrarla mentre perfino il geniale talento del regista Dupieux viene scosso dall’irruzione eclatante e isterica della bella Adèle Exarchopoulos. E nessuno si lamenta, anzi fanno spazio.

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Non è la sola stella giovane a brillare nell’universo oltralpe dove il cinema soffre come da noi: la bella sorpresa è Seize printemps di Suzanne Lindon, figlia di Vincent e dell’attrice Sandrine Kiberlaine. A diciannove anni la ragazza dirige e interpreta il film sulle sue sedici primavere scritto quando ne aveva quindici, in camicia bianca maschile e jeans, très chic, très simple, s’innamora dell'uomo adulto, se ne appropria senza sesso, senza moralismi, qualche accenno di musicale coreografia alla Tati e un pensiero a L’effrontée che lanciò l’enigmatica Charlotte Gainsbourg, figlia d’arte anche lei, protagonista di Suzanne Adler scritto da Marguerite Duras nel 1975 e diretto oggi da Benoit Jacquot, una snervata storia di noia e tradimento per un’attrice culto che racconta il suo lato rock anche nell’energetico documentario sulle rockeuses francesi Haut les filles, dove dice di sé una cosa straordinaria «Mi han sempre detto che posso essere bruttina e insieme bella. Lo penso anch'io e mi piace».

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A salire i gradini della fama anche un’altra briosa erede d’arte, Sara Giraudeau, figlia dell’attore Bernard: fa scintille in uno dei film più attesi e lodati Le discours, delirio surrealista sulla normalità della famiglia, in cui riconoscersi per ridere sgomenti.

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Tra i film proposti dai Rendez-vous di Parigi spiccano l’emozionante Un triomphe, spettacolo dal vivo con vista su prigione, l’unico per soli protagonisti (galeotti), s’è aggiudicato l’European Film Award per la miglior commedia e ne riparleremo.

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La bussola made in France punta però tutta al femminile e alle storie vere seppur incredibili, come l’emozionante Yalda, dove la giovane iraniana che ha ucciso il marito anziano si salverà dalla pena capitale solo se perdonata dalla figlia del defunto in diretta reality, e succede davvero, pare. O, per finire in levare, l’estroso Jumbo della regista Zoe Wittock in cui si narra di Jeanne (Noémie Merlant, la pittrice di Ritratto di ragazza in fiamme) che s’innamora carnalmente (sì, avete capito bene) della giostra meccanica in cui lavora: s’ispira alla vicenda vera di Erika Eiffel (nome da ragazza LaBrie), l’americana che nel 2007 sposò con cerimonia ufficiale la famosa Tour. Non è uno scherzo: dalla Francia passioni e lady d’acciaio, siete avvertite.