"Voi votereste per me?" Intervista a Matthew McConaughey

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Photo credit: Brendon Thorne - Getty Images
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Tre minuti prima della videointervista con Matthew McConaughey salta il wifi. “No problem, it happens”, succede, dice con quell’inconfondibile cadenza musicale del Sud, mentre cerchi disperatamente di spegnere due dei tre dispositivi che avevi acceso nel tentativo di connetterti, e l’eco della tua voce rimbalza dall’uno all’altro e rimbomba fino a Austin, in Texas, dove lui vive e ti sta guardando. Gli chiedi dei figli, sono tornati a scuola? «Fanno homeschooling, preferiamo essere prudenti, mia madre è ancora con noi, ha 89 anni».

Quando si dice una partenza in salita. E, di fronte a te, hai il guru dell’“Arte di correre in discesa”, sottotitolo della sua autobiografia, Greenlights, “semafori verdi”. Quelle due o tre cose che ha capito della vita, nei suoi primi cinquant’anni, sono ora disponibili anche in Italia (grazie a Baldini + Castoldi). La prima è che a volte i semafori verdi sono mascherati da gialli e rossi: deviazioni e fallimenti si possono rivelare inaspettate benedizioni. Prendiamo i suoi ultimi film: non sono stati grandi successi al botteghino. E allora lui “A-ha”- come ripeterà spesso durante l’intervista, scuotendo la testa e facendo no con l’indice - ha capito che era tempo di cambiare. Ha preso tutti i suoi diari ed è partito per il deserto. È tornato con il libro. Che è diventato un bestseller.

Non aspettatevi gossip ma testimonianze di vita. I genitori e il loro amore selvaggio: sposati tre volte e separati due, sempre tra loro, lui è morto di infarto mentre facevano l’amore («Solo mia madre poteva ucciderlo»). La prima volta sul set con Richard Linklater (Dazed and Confused-La vita è un sogno) e quel “Alright alright alright” diventato leggenda. I sogni che sono segni e vanno ascoltati, i viaggi (“devi partire per trovare casa”), l’incontro con l’amore della sua vita, Camila... E adesso? Potrebbe essere arrivato un altro di quei momenti “A-ha” per questo “antropologo da divano, filosofo pop in cerca della verità”. Tornerà nel deserto? È lì che va ogni volta che ha bisogno di chiarezza.

Photo credit: courtesty
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Perché il deserto?

Perché è sempre in alta definizione, ha una quiete che può diventare rumorosa, nessun inquinamento luminoso, bastano sole, stelle e luna; perché vedi l’orizzonte, ti senti al sicuro; perché di giorno fa caldo e la mattina dopo ti puoi svegliare con la neve. Perché non ci sono intrusioni e sei costretto a guardarti dentro.

Il momento più difficile?

Mi svegliavo all’alba ma potevano volerci tre ore per azzeccare la musica e il tono giusti. Appena trovavo le parole (fischia) tutto usciva così velocemente che le dita non riuscivano a stare al passo con la mente. Scrivevo 17 ore al giorno: ero in preda al sacro fuoco.

L’emozione che l’ha sorpresa?

Ero molto intimidito dall’idea di trovarmi da solo coi miei diari... Mi sono sentito in imbarazzo e mi sono vergognato ma non di quello che mi sarei aspettato. Ho scoperto che per molte cose mi ero già perdonato. Il quarto giorno mi son detto: dai, scrivi qualcosa di sbalorditivo. A-ha: mai sforzarsi di fare una buona impressione, solo se sei sincero puoi sperare di fare colpo.

Quando lei è diventato famoso, sua madre ha perso il controllo: avete passato anni difficili.

Me la ritrovavo in tv a raccontare dove e come avessi perso la verginità... Negli otto anni successivi le nostre conversazioni sono state: come va? Tutto bene, I love you, ciao. Non mi fidavo più. Avevo bisogno di trovare un equilibrio io per primo. Quando ho sentito di avere fondamenta forti allora l’ho lasciata libera: vai mamma, prenditi i riflettori, te li meriti. Adesso rido quando sul tappeto rosso racconta i suoi aneddoti folli.

Dopo Contact di Zemeckis, ha vissuto in un van per tre anni. Cosa ricorda?

La bellezza del Nord America, quel potermi prendere tutto il tempo che volevo per raggiungere una destinazione. La mia condizione ideale per pensare è dietro a un volante, senza fretta. Adoro quella vita, fare deviazioni, accamparmi quando sono stanco, incontrare estranei che non hanno idea di chi io sia e perciò rivedere comportamenti onesti e la sincerità delle prime impressioni... Ero spesso solo ma non ho mai sofferto di solitudine. Quando sono tornato a Hollywood sono andato a vivere in un bellissimo hotel e ho apprezzato più di prima le lenzuola, l’acqua fresca, il room service...

Lei ha dormito in una capanna di fango in Africa e ha vissuto allo Chateau Marmont. Viene dalla classe operaia di Uvalde in Texas ed è una star di Hollywood. Molti estremi, mille esperienze. Riuscire a parlare con chiunque è un dono per un politico. Correrà come governatore del Texas nel 2022?

La cosa certa è che sono a un altro punto di svolta della mia vita. Sto considerando il mio futuro sotto vari aspetti. E, sì, sto valutando anche la carriera politica. Riuscire a rapportarsi con chiunque è un’ottima qualità anche per un attore... Sono bravo a considerare tutti i punti di vista prima di prendere una decisione. Ho ben chiaro che ci vuole sempre un sacrificio per avere un guadagno, che l’umanità non riuscirà mai a definire in modo risolutivo la giustizia, l’uguaglianza e l’equità perché sono concetti in continua evoluzione, possiamo solo sperare di diventare sempre più giusti e precisi nella loro definizione, di avvicinarci.

Parla già come un politico...

(Ride) Un conto è partire da un sogno per costruire il meglio che possiamo, un altro non riuscire a perdonarci che siamo umani, animali, che possediamo la grandezza ma anche il male. Non puoi guardare il notiziario e commentare ancora “Incredibile”. Io dico “Ecco, ci risiamo”. Come possiamo ancora sorprenderci di quel che siamo capaci di fare? Tutto nella vita si riduce alle scelte che facciamo, soprattutto quelle che non hanno un risultato immediato ma sono un investimento sul futuro: che grande dono la delayed gratification, la “gratificazione tardiva”. Questo sacrificio ha un senso e diventerà un semaforo verde.

Come quando, dopo la nascita del suo primo figlio lei fece “la” scommessa della sua carriera...

Amo scommettere, soprattutto su me stesso, e quella è stata la scommessa migliore della mia vita. Il mio lavoro non era più sintonizzato con quello che ero diventato. Me ne andai via da Los Angeles e lanciai un messaggio chiaro: basta commedie romantiche. Dopo 15 mesi pensai: non lavorerò mai più a Hollywood ma ero talmente convinto della mia scelta che ero pronto a cambiare mestiere. Dopo due anni sono arrivati i ruoli che volevo, pericolosi e drammatici.

Ed è arrivato un Oscar (per Dallas Buyers Club). Scommessa vinta. Nel libro scrive che riuscì a resistere quei due anni solo grazie al suo senso dell’umorismo e alla donna forte che aveva al fianco. Ebbe una folgorazione il giorno che la vide per la prima volta all’Hyde Club di Sunset Boulevard. Per sua moglie fu lo stesso?

Non credo, qualche esitazione l’ha avuta... Però ero in un club esclusivo con le infradito, un cappello rasta e i capelli lunghissimi. Camila ha pensato: non è il tipico prodotto hollywoodiano, ne aveva conosciuti e aveva i suoi motivi per diffidare. È stata brava nel fare in modo che io mi guadagnassi il suo amore e il suo rispetto. Ha sempre preteso chiarezza e onestà. Se avessi solo esitato in una risposta, nope, niente da fare. Come quando le chiesi di raggiungermi su un set in Australia. Era un passo importante. Me lo chiese tre volte: sei sicuro?.

Nel libro è molto onesto riguardo alla vita di coppia: la luna di miele finisce, il vero amore cura e comprende.

Dopo i titoli di testa arriva la vita vera. L’unica luna di miele che dura per sempre è quella con la figlia femmina. Vida sarà sempre my little girl, anche quando avrò 80 anni... Gli anni difficili stanno arrivando, lo so.

C’è qualche rito che segna l’inizio di un nuovo capitolo della sua vita? Un tatuaggio per esempio?

Non ne ho. Le cicatrici sono i miei tatuaggi. In genere taglio i capelli a zero. Adesso li ho lunghissimi, è il taglio covid, risale a 15 mesi fa, mia figlia mi ha anche fatto le treccine, vede?.

Ha sempre voluto diventare padre. Cosa non si aspettava?

La sensazione più bella è stata pensare: ora sono un modello anch’io, ho la possibilità di tramandare insegnamenti. Non mi aspettavo una cosa: prima di diventare padre credevo che fossimo per l’80 per cento il prodotto dell’ambiente in cui cresciamo e per il 20 biologia. A-ha, è il contrario. Io posso accompagnarli e cercare di togliere più ostacoli possibile dal loro cammino ma sono quello che sono, avevano questo bagaglio di dna prima di conoscere me. Insegno a tutti in modo equo ma non le stesse cose perché sono tre individui diversi.

Nel libro lei sta alla larga da sentimentalismi e vittimismi. Per esempio, butta lì, in una frase, di essere stato molestato nel retro di un van quand’era svenuto. Ripensando a quell’episodio che riflessioni ha fatto?

Che sono stato una vittima ma ho rifiutato di lasciarmi definire da quell’episodio, di permettere che influenzasse negativamente la mia percezione di una relazione sessuale sana. Non lo auguro a nessuno ma la mia fortuna è stata avere già 18 anni e sapere chiaramente che quello che mi era successo era sbagliato. C’è un mondo selvaggio là fuori, succedono cose brutte e non possiamo tenere i figli in casa per sempre. Corrono un rischio ogni volta che escono, devono esserne consapevoli, imparare a leggere le situazioni, a rimanere in contatto col loro istinto, devono imparare ad essere empatici. E se qualcosa di brutto accade, non devono permettere che quel trauma li definisca.

Ruoli in vista nel cinema?

Credo che avrò ruoli da leader in futuro ma non le so dire di più... Sto anche lavorando a monologhi da portare in giro nei teatri, compongo musica, batto sui tamburi...

I tamburi, come dimenticarli?

Ride mentre una voce fuori campo dice che è finito il tempo.

Per il bongo, c’è sempre il libro. Il suo arresto mentre lo suonava nudo alle tre di notte, dopo aver fumato marijuana, è una delle pagine più divertenti. C’è tutto, nei dettagli. Meglio non lasciare scheletri nell’armadio. Rischioso per un politico.