Volere volare: Emporio Armani festeggia 40 anni e non smette di stupire...

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Maestosa nei virtuosismi, imponente nell’abbracciare l’aria, rapace nel catturare l’istante. "Quando vedi un’aquila, tu vedi una parte del genio; alza la testa!", scriveva William Blake, e proprio quell’estro, così catartico, ha sorvolato ben quattro decadi con l’iconico marchio Emporio Armani, raffigurato non a caso dal nobile volatile. Era il 1981 quando spiccò il primo volo. Giorgio Armani, avido visionario e precursore di mode che guardano lontano pur restando atemporali, voleva osare, valicare nuovi territori con la sua inclusività ante litteram.

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«Ho immaginato Emporio Armani come una linea con cui sperimentare, catturando le nuove tendenze e proponendo una moda democratica, un contenitore nel quale ciascuno può trovare qualcosa e farlo proprio, interpretandolo in modo personale», racconta. Ed è così che tutto ha preso forma con una semplicità disarmante, come fosse un percorso già tracciato. «Il mio socio Sergio Galeotti mi chiamò, dicendomi che dovevamo trovare urgentemente un logo per questa nuova linea. Tenendo il telefono in una mano e una penna nell'altra, disegnai un'aquila, che mi sembrava simboleggiare l'irraggiungibile. Quel logo è stato abbracciato dalla generazione più giovane. Il desiderio di appartenenza è un sentimento potente e i miei jeans con l'aquila divennero presto un simbolo, come i bomber. Indossarli significava far parte di un gruppo, essere fedeli agli altri e a se stessi», ricorda Armani.

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E oggi, a distanza di 40 anni, rappresenta ancora «la declinazione trasversale e dinamica del mio concetto di stile, non ha perso lo spirito iniziale di individualità e aggregazione, di ricerca e libertà», continua. Non a caso, negli anni le collezioni hanno rispecchiato il dna delle metropoli che incarnano, in una costante evoluzione della demografia urbana, la subcultura milanese in primis, con un lessico armaniano e una visione squisitamente democratica e specularmente multiforme. Ne sono esempio il tailored denim, i materiali tecnici o i dettagli rubati, e poi consacrati, all’abbigliamento sportivo (come le divise della Nazionale agli ultimi Europei, e della squadra olimpica e paralimpica di Tokyo con EA7). Ma anche le sinergie con la musica, senza trascurare il cÔté sostenibile, in passato tradotto da capi long lasting e ora da nuovi tessuti upcycled. «Le collezioni Emporio Armani A/I 2021-'22 sono percorse da un richiamo evidente ai volumi e alle forme dei miei anni '80: un periodo indimenticabile, cui mi riferisco senza nostalgie. Il traguardo dei 40 anni mi ha fatto guardare alle radici, reinterpretando i volumi sciolti, le forme decostruite, i giochi di maschile e femminile e i colori con lo spirito di oggi».

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Emporio Armani è un marchio-contenitore, dunque, di un métissage globale a cui attingere liberamente pensato in grande. Basti ricordare l’imponente campagna di affissione − un maxi billboard troneggia dal 1984 sul primo palazzo di via Broletto, a Milano, – o l’aquilotto che campeggia sull'hangar di Linate dando il benvenuto a ogni atterraggio o, ancora, l’Emporio Armani Magazine, lanciato nel 1988 e uscito per 18 numeri. Un giornale dal respiro internazionale, che racchiudeva il caleidoscopico mondo EA e torna ora con un numero speciale, diretto come in passato da Rosanna Armani. In copertina, una foto di Marte con lo strillo The way we are e, all’interno, un palmarès di penne sopraffine, in un think tank visual-letterario con sei fotografi del calibro di Aldo Fallai e Max Vadukul.

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Come un manifesto ex post, cavalcando lo stesso Armani-pensiero, si celebra anche la mostra The way we are all’Armani/Silos, curata personalmente da Giorgio Armani, che declina la filosofia di Emporio Armani in un viaggio unico. Si tratta di un’irruzione immersiva nei decenni del brand, ricapitolando, tra gigantografie monumentali e senza malinconie, la sua avanguardia atemporale. «Sono i valori ai quali ho voluto dare risalto con questa mostra, perché da sempre Emporio riflette l'energia e la vitalità delle metropoli, cogliendone il ritmo e proponendo un’esperienza fatta di abiti, accessori e idee», sottolinea.

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Proprio come il recita il manifesto: "Un emporio non ha confini di tempo e di spazio. È un recipiente, un’enciclopedia, un algoritmo (…), non ha schemi. Emporio Armani è tutto questo, nel segno dell’aquila. È te, noi, voi, tutti uguali perché tutti diversi. Liberi. È concretezza e immaginazione. È EA". «Oggi, l'aquila per me ha ancora lo stesso significato che aveva allora. È un volatile potente che mira sempre a nuove altezze. Negli anni è diventato il mio terreno di prova preferito, la collezione nella quale sperimento di più per raggiungere nuovi risultati», conclude lo stilista. L’aquila, ora, spiega le ali e si libra verso nuovi orizzonti. Buon volo.

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