Volevamo essere Sean Connery

Di Gabriele Niola
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Photo credit: Universal
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From Esquire

A Ian Fleming, autore della serie di romanzi con al centro 007 che stavano per diventare una serie di film, Sean Connery non piaceva come James Bond. Non era d’accordo con la scelta. E non lo era nemmeno Alberto Broccoli, che dei romanzi aveva acquistato i diritti per farne uno e forse più film. Nella rosa di scelte non era tra i favoriti perché era un bodybuilder, aveva anche partecipato a mr. Universo, era stato uno sportivo ad un passo dal firmare un buon contratto come calciatore professionista, era stato bagnino e poi anche pulitore di bare (!). Aveva fatto tutti i lavori, non veniva da una famiglia nobile né aveva un profilo nobile.

Fu la moglie di Ian Fleming e poi anche la moglie di Albert Broccoli ad insistere e convincerli che c’era in quell’uomo un fascino imparagonabile. Per essere precisi il termine con cui i britannici definiscono quel tipo di fascino che noi chiamiamo animalesco è “pericoloso”. Sean Connery era pericoloso con la sua apparenza (il che dice tutto quel che c’è da dire sul rapporto degli inglesi con il sesso).

Photo credit: courtesy of Medusa
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Era un fascino che veniva ovviamente dal look e dallo sguardo ma era stato caricato negli anni da una vita incredibile. Non solo i mille lavori già elencati ma anche un carriera militare abortita a soli 18 anni. Era stata la prima delle mille imprese. Nel 1946, a 16 anni, si era arruolato per una carriera militare lunga, contava di vivere là dentro e invece solo due anni dopo per un’ulcera duodenale fu congedato. Durante i due mesi in ospedale nessuno venne a trovarlo, la sua famiglia non poteva permetterselo. Venivano da un sobborgo di Edimburgo, classe operaia e luoghi da cui fuggire. Il calcio forse poteva essere un buon modo ma quando gli si propone la possibilità di un contratto serio ha 23 anni e una carriera, all’epoca, di massimo altri 8-9 anni. Rifiuta. In seguito la descriverà come la decisione migliore della sua vita.

È da lì che decide di passare alla recitazione e non solo avrà successo ma segnerà un momento fondamentale per la storia del maschio inglese (che all’epoca voleva dire europeo se non mondiale). Per la prima volta con Sean Connery un simbolo cruciale di tutto quello che viene dalla Gran Bretagna era incarnato da un uomo della working class che ha ripulito modi, atteggiamenti e look. Fu Terence Young, troppo poco ricordato regista dei migliori film di 007 con Connery, che impostò tutto lo stile della serie film e soprattutto suo, di fatto gli insegnò come si muove e come si comporta un gentlemen in modo che lui lo potesse interpretare. E lo fece.

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Tutto il ‘900 europeo è in un certo senso la storia di come siano cambiati i rapporti tra classi che avevano regnato per secoli e secoli, grazie ad un nuova immagine per le masse di ciò a cui possono (o non possono) aspirare. Quando non c’erano mezzi di comunicazione di massa il modello erano i reali, un modello impossibile. Quando è arrivato il cinema, con molta calma, sempre di più è arrivato un maschio (e una donna, chiaramente) più vicino a chi i film li andava a vedere. Fino a lui, il massimo di ogni categoria. Il massimo delle caratteristiche schiette, dure, violente e animalesche del mondo popolare, con il massimo della sofisticazione internazionale, l’uomo che sta bene ad ogni tavolo, che non si cura del denaro e che non si scompone mai.

La novità incredibile era che il più classico dei simboli britannici aveva anche un fascino più gretto e sessuale. Non era altero e distante ma massiccio nel fisico, atletico nei modi e pericoloso nell’atteggiamento. Era lì per piacere alle donne e promettere sesso con un solo sguardo ma sembrava non curarsene. Se l’ascesa sociale è sempre qualcosa di complicato in Inghilterra, il Bond di Connery con il suo successo planetario diceva a tutti che anche chi non somigliava a Basil Rathbone poteva essere un modello. Rathbone era stato il superuomo britannico fino a quel momento, l’attore che aveva interpretato Sherlock Holmes nei migliori adattamenti e per così tanto tempo da identificarsi con il personaggio proprio come Connery con Bond. Solo che Rathbone veniva da una famiglia di rango militare, il padre era stata una spia, era cresciuto tra mille privilegi in Sudafrica. Sean Connery dava l’idea che anche con il fisico, la provenienza (e l’accento!) non impeccabili si poteva cambiare status, diventare agenti segreti internazionali e accedere ad uno status superiore.

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Alto, grosso, sereno. Il modello di stile maschile, di moda e di abbigliamento di Bond sono diventati in breve lo standard internazionale degli anni ‘60. Desideratissimo proprio perché capace di mettere insieme i due estremi di essere di classe senza per forza avere anche quella fissità algida di Rathbone. Connery è stato il modello originale che ha consentito il successo di altri attori simili a lui come ad esempio Michael Caine, spia degli anni ‘70 con la serie di film in cui interpretava Harry Palmer, anche lui pura working class ma londinese, cockney che maschera il proprio accento ma non il fascino popolare in abiti sofisticati.