"Vorrei una mascherina 1522" il messaggio in codice ha funzionato e una ragazza è riuscita a salvarsi

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Photo credit: Bernine - Getty Images
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L'avevamo detto: se anche ne salva solo una, ne sarà valsa la pena, e così è stato. Il messaggio in codice (molto dibattuto) "Mascherina 1522" ha funzionato e una ragazza di Oristano è riuscita a far arrestare un uomo che abusava di lei da almeno cinque anni. Alla farmacista è bastato sentire quella fase e subito le è tronato in mente quanto ne avevamo parlato all'inizio della pandemia, è intervenuta ed è riuscita ad avviare il processo di denuncia che ha portato all'arresto di un sessantenne per violenza sessuale su minore.

In Spagna la frase "Mascherina1522" è stata effettivamente riconosciuta come codice da utilizzare nelle farmacie per chiedere aiuto, in Italia, le cose si sono svolte in modo un po' più confuso. All'inizio della pandemia, quando ci si è resi conto che le violenze domestiche stavano aumentando e che le donne, costretta a casa con i loro compagni abusanti, erano ancora più in difficoltà nel denunciare, era stata lanciata l'idea di adottare questo messaggio in codice. La Ministra per le pari opportunità Bonetti aveva firmato un protocollo di intesa con le farmacie per fare da tramite tra le donne vittime di violenza domestica o stalking e i centri antiviolenza, ma il messaggio "Mascherina 1522", proposto da alcune associazioni, non era stato adottato ufficializzato. Così si era creata una situazione a metà: "I farmacisti non erano al corrente della 'parola d’ordine' semplicemente perché non è mai stata prevista", ci aveva spiegato il presidente della FOFI, Andrea Mandelli, "una notizia incompleta che ha generato parecchia confusione e incomprensioni".

In ogni caso, però, la notizia aveva fatto il giro del web e di tutte le testate e - evidentemente - era rimasta impressa. A più di un anno di distanza da quella polemica, una farmacista di Oristano ha visto entrare due ragazzine diciassettenni e chiederle la famosa "Mascherina 1522" (1522 è il numero di emergenza contro le violenze h24, ndr). Si è subito resa conto di cosa stava succedendo e le ha fatte accomodare sul retro del negozio. Dai racconti delle due è emerso che una delle ragazze si era confidata con l’amica riferendole di essere vittima di violenza: un amico di famiglia a cui era stata affidata abusava di lei da quando aveva 12 anni, costringendola al silenzio a volte con regali e altre volte con minacce. Non è stato facile proseguire con l'indagine, come spiega il dirigente della Squadra Mobile di Oristano, Samuele Cabizzosu: "Abbiamo ascoltato la vittima degli abusi, alla presenza di uno psicologo: lei all’inizio era reticente, non voleva che denunciassimo. Evidentemente aveva parlato con l’amica perché aveva bisogno prima di tutto di sfogarsi con qualcuno". L’indagine, però, è proseguita fino a portare all'arresto dell'uomo interrompendo, così, le violenze. Questo fatto conferma l'importanza di creare sempre più luoghi sicuri dove le donne in difficoltà possano trovare informazioni e aiuto. Certo è fondamentale la collaborazione con i centri di violenza, protocolli chiari e diffusi su tutto il territorio e formazione da parte del personale coinvolto, ma perché non muoversi in questa direzione?

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