Vorremmo anche noi un "knuffelcontact" aka il compagno di coccole per alleviare il lockdown

Di Monica Monnis
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Photo credit: Getty Images
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From ELLE

Lockdown, senza troppe sorprese, è la parola dell'anno per il dizionario Harper Collins, quella che secondo i lessicografi dell'istituto inglese più rappresenta questo 2020 ormai agli sgoccioli, quella "imposizione di severe restrizioni sui viaggi, interazione sociale e accesso agli spazi pubblici" che ha stravolto il nostro modo di vivere, di pensare, di comunicare, di socializzare, di amare. Lockdown, ma anche coronavirus, social distancing/distanziamento sociale, self-isolate/auto-isolarsi, furlough/sussidi pubblici e key worker/lavoratore dei settori chiave (sì giusto, posto d'onore anche per la #megxit). Più o meno tutti neologismi già approdati sulla maggior parte dei vocabolari di lingua italiana, e su cui potrebbe finire un altro termine sempre legato alla pandemia di cui ultimamente si sta facendo un gran parlare. In Belgio, nel secondo lockdown cominciato il 2 novembre e in programma per ora fino al 13 dicembre, è stata istituita la figura del knuffelcontact che significa, letteralmente, "compagno di coccole". Capiamo meglio.

L'annuncio è stato fatto direttamente dal premier Alexander De Croo, che tra le varie misure introdotte per tentare di arginare i numeri preoccupanti di una pandemia che non sembra conoscere parabola discendente (in Belgio i casi sono 500mila e i morti oltre 13mila ndr) ha pensato a un lockdown più simile al confinamento che all'isolamento, e che contempla oltre agli spostamenti dati da situazioni di necessità anche visite di piacere. Tutti i cittadini, infatti, potranno individuare un "compagno di coccole", ovvero una persona fuori dal proprio nucleo familiare, con cui avere dei contatti e delle visite, sempre nel rispetto delle regole. Per i single e le persone che vivono da sole, lo stesso diritto raddoppia. "Ogni membro della famiglia ha diritto a un knuffelcontact. Le famiglie ne possono invitare a casa uno alla volta e quando è presente non si possono ricevere altre visite", si legge sull'ordinanza governativa, "chi vive solo oltre al compagno di coccole può invitare un’altra persona, ma mai contemporaneamente".

Misure simili erano state introdotte durante la precedente quarantena da alcuni Paesi, come il support bubble del Regno Unito, letteralmente la "bolla di sostegno" che permetteva a una persona di avere contatti con un’altra non convivente o l'olandese seksbuddy, che non vietava la frequentazione con il proprio partner, o per dirla bene (traducendo pari pari), di un "compagno di letto". Come avevamo già sottolineato parlando della denuncia dei #congiuntifuoriregione, che, preoccupati dalla distanza dai propri affetti, chiedevano a gran voce di non essere dimenticati, l'attenzione sulla salute mentale in un momento così psicologicamente instabile e in cui vengono meno tutte le certezze, deve essere una priorità. Depressione, ansia e panico già attori protagonisti nella sceneggiatura del mondo moderno, con la solitudine forzata della quarantena trovano concime per proliferare, rafforzarsi e diventare un'edera infestante. Perché una parola di conforto, una pacca sulla spalla, guardarsi negli occhi e ripetersi che "andrà tutto bene", spesso non sono capricci ma urgenze.