Vuoi sapere tutto sulla PlayStation 5? L'abbiamo provata per te

Di Nicolò Carboni
·12 minuto per la lettura
Photo credit: Future Publishing - Getty Images
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From Esquire

Playstation non è una console, non è nemmeno un marchio, è una sineddoche.

Pure i non appassionati di videogiochi, sentendo quel nome, sanno di cosa si parla e - principalmente per chi avesse vissuto in una tempolinea alternativa dove Nintendo ha prodotto una console con CD negli anni novanta e il SEGA Saturn è stato un successo - se non fosse così, bastano i freddi numeri a far capire di cosa si parla.

Dal suo lancio nell’ormai lontanissimo 1994, le varie iterazioni di Playstation hanno venduto (complessivamente) più di quattrocento milioni di unità con la sola Playstation 4 arrivata, nel 2019, alla soglia dei cento milioni. In Italia, a spanne, negli ultimi ventisei anni, sono state vendute circa quattordici milioni di Playstation dunque, realisticamente, chiunque sia stato bambino o ragazzino tra i mesi del primo governo Berlusconi (quello dell’Italia è il paese che amo) e l’annata di Salvini ministro dell’Interno, ha preso in mano un pad col logo Sony almeno una volta nella vita.

E se ne ricorda, calcolando che - con Playstation 5 arrivata sul mercato americano lo scorso dodici settembre e in uscita da noi il diciannove - solo nei preordini, la nuova console ha già venduto più di PS4 nei primi tre mesi dall’uscita.

Tanto vale togliersi subito il pensiero: quasi tutti voi che state leggendo questo articolo potrete, se va bene, mettere le mani su una Playstation 5 forse nei primi mesi del 2021, a meno che non siate tra i pochissimi fortunati che sono riusciti a prenotarla online circa un mesetto fa. Sony ha annunciato che, per evitare assembramenti, non distribuirà nessuna console nei negozi fisici e che le varie catene potranno solo distribuire - rigorosamente su appuntamento - le unità prenotate.

Una scelta saggia in tempi di pandemia che, però, è destinata a lasciare delusi molti appassionati dato che - per via del contagio - pure le efficientissime fabbriche asiatiche di elettronica sono in difficoltà e, per l’appunto, difficilmente riusciranno a garantire una fornitura di console adeguata nei prossimi mesi. Intendiamoci, non è assolutamente un problema, i videogiochi sono tutto tranne che un bene di prima necessità, tuttavia è una occasione interessante per riflettere su quanto, nonostante tutto, le catene del valore internazionali siano al tempo stesso intricate e fragili.

Nonostante quello che accade nel mondo però, qui nella base antartica sotterranea di Esquire, grazie alla preziosa collaborazione di Sony Italia, abbiamo potuto passare una settimana in compagnia di Playstation 5, il tutto ovviamente con sobrietà e solo per spirito di servizio, fornendo ai nostri attenti lettori, come sempre, notizie di prima mano. No, non è vero, quando il corriere si è presentato sul permafrost il vostro redattore batteva le mani come un bambino e ha rischiato di far cadere il pacco a terra per l’emozione.

Ma andiamo a incominciare.

Playstation 5 è imponente. Nel senso fisico del termine. Una volta estratta dalla scatola, la console troneggia su qualsiasi tavolo o mobile, più simile a una sorta di coppa o trofeo pronta a mettersi in bella mostra su una mensola che a un noioso decoder da infilare sotto un televisore. Dopo un decennio buono in cui l’intera filosofia dell’elettronica di consumo sembrava riassumersi nel fighettismo minimalista (si Jony Ive, parliamo di te), Sony ha deciso di andare controtendenza.

Playstation 5 combina una forma curvilinea con la giustapposizione di colori (bianco e nero) e materiali diversi per costruire un design tutto fuorché modesto o poco appariscente. Sony non è nuova a scelte particolari, dopo l’anonimo grigio topo della primissima Playstation, già con PS2 i designer immaginarono un monolite nero ispirato a quello di 2001: Odissea nello Spazio, Playstation 3, invece, esplorava un’ estetica curva, con plastiche lucide e innesti metallici, Playstation 4, infine, diventa spigolosa, come se fosse costruita assemblando i poligoni usati per dar vita alle strutture tridimensionali della computer grafica.

Playstation 5, col suo stile unico, paradossalmente, si inserisce alla perfezione nel percorso di Sony per cui le console e, di conseguenza i videogiochi, non sono da nascondere in mezzo a decine di altri decoder, lettori, strumenti tutti uguali, ma oggetti con una funzione e una identità ben precisa. Si tratta di una scelta forte che può non piacere a tutti ma che, come vedremo più avanti, segna già dall’estetica una filosofia produttiva molto chiara che attraversa l’intero ecosistema Playstation 5.

Tutto molto bello, ovviamente, ma addirittura qui nelle vaste stanze della base antartica abbiamo faticato a trovare un mobile in grado di contenere PS5, nei salotti della classe disagiata arredati con due o tre Bestå Ikea una sopra l’altra.

Una volta sistemata la console e accesa la TV (evitiamo di dire che basta collegare due cavi perché non siamo tra boomer, giusto?) si viene accolti dal classico bip che abbiamo imparato a conoscere già con le antenate di Playstation 5 e, in maniera molto semplice, possiamo connettere la console a internet e, volendo, trasferire giochi e altri dati dalla nostra ormai vetusta Playstation 4. Completata la configurazione iniziale si viene accolti dalla nuova interfaccia del sistema operativo che, al netto di alcune modifiche estetiche e nell’organizzazione dei pulsanti, somiglia molto a quello cui ci siamo abituati negli anni scorsi.

La cosa che si nota di più, appena preso in mano il pad anche solo per digitare la password del WiFi, è quanto Playstation 5 sia veloce: i menu scorrono senza esitazione e il paio di riavvii necessari per completare la configurazione si risolvono in una manciata di secondi.

A questo punto non resta che iniziare a giocare - sì, Sony ha spedito qui al Polo Sud pure delle croccantissime copie di Spider Man: Miles Morales e Demon’s Souls - ma, anche a costo di fare la figura delle mezze seghe su 4Chan, il nostro consiglio è quello di dedicare almeno qualche ora ad Astro’s Playroom il giochino gratuito preinstallato su tutte le Playstation 5 che serve, soprattutto, da demo tecnica per le potenzialità del DualSense, il nuovo controller sviluppato dagli ingegneri di Sony.

Anche qui, come sa chiunque non abbia passato gli ultimi decenni in esilio nel monasteri di Dhasam Bul insieme a Everett Ducklair, per ventitré lunghi anni Playstation è sempre stata accompagnata dal DualShock, l’iconico controller con i due corni e gli analogici in basso al centro. Mentre Nintendo e Microsoft costringevano orde di ingegneri a disegnare ogni volta un nuovo controller, Sony ha preferito procedere per via incrementale, migliorando in modo costante un pad che - di fatto - è diventato lo standard del settore.

Stavolta, invece, a Tokio devono aver deciso di compiere un salto della fede: pur non tradendo alcune fondamenta inamovibili (dopotutto parliamo sempre di giapponesi) come la posizione degli analogici o i sacri simboli dei tasti (croce, cerchio, triangolo e ics) Sony ha inserito nel pad un microfono bidirezionale, un altoparlante più potente e, soprattutto, un nuovo sistema di feedback tattile. Spiegare per iscritto la sensazione che si prova a giocare usando un DualSense è difficilissimo, un po’ come raccontare il concetto di cinema a colori per gli abituati al bianco e nero.

Grazie al nuovo sistema aptico, Playstation 5 può indirizzare in maniera diversa l’intensità, la posizione e il tipo di vibrazione (anche se chiamarla così è riduttivo) che il giocatore percepisce: se il personaggio, per esempio, cammina su una lastra di vetro, si percepisce una sensazione diversa rispetto a quando corre in un bosco o a quando salta sull’equivalente virtuale di un tappeto. Il tutto è reso ancora più impressionante dal nuovo sistema di resistenze che è stato inserito nei due grilletti posteriori (i tasti R2 e L2 per i veri gamer).

A ogni azione che compiamo nel gioco ora corrisponde una diversa sensibilità, se proviamo tendere una corda - per esempio - sentiremo distintamente la resistenza meccanica data dal peso dell’oggetto cui è attaccata o, premendo uno dei due tasti per immortalare un momento in foto, ci accorgeremo che il grilletto fa una sorta di doppio scatto proprio come le vere macchine fotografiche.

Si tratta di un uso dei meccanismi aptici del tutto innovativo e che nessuno, prima di Sony, aveva mai provato a implementare in maniera così estensiva, la cosa che più gli si avvicina sono i vari tipi di vibrazione degli iPhone più moderni ma qui, davvero, siamo su livelli ben più alti.

Detto chiaramente, se ci chiedessero quale è la singola caratteristica più innovativa di Playstation 5 diremmo senza alcun dubbio il DualSense.

Molto bene, se il lettore è arrivato fino a questo punto dell’articolo i casi sono due: ha molto tempo libero, e dunque può pure andarsi a cercare qualche informazione aggiuntiva qualora i prossimi paragrafi non siano chiarissimi, oppure è - come chi scrive - uno di quelli che sette mesi fa si è alzato nel cuore della notte per ascoltare cinquantadue minuti e quarantaquattro secondi di Mark Cerny (il principale progettista di Playstation 3, 4 e 5) che spiega le differenze nei pattern di accesso alla memoria per un disco rigido meccanico e uno a stato solido, o l’applicazione di algoritmi innovativi per processare immagini geometricamente complesse.

Spiegato in modo molto semplice: Playstation 5 è un PC di fascia alta. Monta un processore AMD Zen disegnato appositamente per Sony e una GPU (ora le schede video si chiamano così, benvenuti fuori dagli anni novanta) RDNA 2, praticamente la stessa architettura delle nuovissime Radeon 6000 per computer desktop in uscita nei prossimi mesi. Quello che differenzia Playstation - ma pure Xbox che, nel complesso condivide un bel pezzo di hardware con la rivale - da un PC è l’aver concentrato l’intero sistema sul fare bene una cosa sola: i videogiochi. Un computer, al contrario, deve essere efficiente in una marea di compiti diversi, dalla semplice videoscrittura, fino al montaggio video, passando per internet, la compilazione di programmi o il fotoritocco.

Per questo motivo, nonostante quasi certamente l’anno prossimo arriveranno sul mercato processori e GPU molto più potenti di quelle presenti in Playstation 5, già oggi la console di Sony riesce a fare qualcosa che riesce a pochissimi PC: far girare senza problemi un gioco in risoluzione 4K a trenta frame costanti con ray tracing attivato.

Tranquilli, ora parte lo spiegone: la vecchia generazione di console era progettata per funzionare al massimo nel cosiddetto “FullHD”, ovvero con una risoluzione di 1092 x 1080 pixel. Questo significa che Playstation 4 per “riempire” di colori e immagini un intero televisore doveva gestire 1.179.360 pixel complessivi. Impegnativo?

Forse nel 2013, nel frattempo la tecnologia si è evoluta e ora in commercio abbiamo televisori che vanno ben oltre il vecchio Full HD, arrivando alla risoluzione 4K, o Ultra HD. II termine indica che la definizione dell’immagine non aumenta semplicemente di quattro volte (passando da un milione e rotti di pixel a circa quattro milioni), sarebbe troppo semplice, indica che la risoluzione orizzontale aumenta di quattro volte, facendo crescere, così, di otto volte quella complessiva.

Un televisore 4K prevede 3840 pixel verticali per 2160 pixel orizzontali, per un complessivo di 8.294.400. Pure senza essere John Nash si capisce bene che questo aumento esponenziale può essere gestito solo da un hardware adeguato perché si traduce in modelli tridimensionali più dettagliati e dunque più pesanti, in più processi da gestire e, in generale, a in un maggiore stress per la macchina. A questo si aggiunge una tecnologia non nuova ma che solo le evoluzioni tecnologiche degli ultimissimi anni hanno portato nel gaming: il ray tracing, ovvero la capacità per i processori grafici di tracciare in tempo reale i riflessi generati dai vari oggetti presenti in una scena.

Per esempio, se il gioco ha una parte ambientata in un luogo molto piovoso vedremo i volti dei personaggi riflessi nelle pozzanghere, oppure, nel caso di una scena ambientata in una grande città, i vetri delle finestre si appanneranno, mentre le varie superfici riflettenti (acciaio, vetro, ghiaccio…) si comporteranno esattamente come ci aspetteremmo in un film, o nella vita reale. Spiegato così pare una cosa di poco conto ma è l’ennesimo pezzo di quel gigantesco puzzle che rende i giochi sempre più spettacolari, realistici e immersivi.

Qui nella base sotterranea (sì, la nostra base antartica è anche sotterranea) abbiamo potuto testare Playstation 5 su un un televisore oled della serie CX di LG, uno dei migliori pannelli in circolazione, nonché uno dei pochissimi a supportare la risoluzione 4k@120 hz (no, questo non lo spieghiamo, su Google si trova tutto), l’ultimissima versione dello standard HDR - High Dynamic Range, una tecnologia che migliora la resa cromatica degli schermi - e il collegamento HDMI 2.1.

Per sintetizzare gli eccessi nerd: tutto il necessario per sfruttare Playstation 5 al suo massimo.

Il risultato è qualcosa di fenomenale, la New York di Spider Man: Miles Morales appare più viva che mai, con riflessi, luci e un dettaglio grafico straordinario, il tutto senza il minimo rallentamento o incertezza. Pure il regno devastato di Boletaria in Demon’s Souls non è mai apparso così splendido in tutta la sua decadente bellezza, ogni pietra, ogni torre diroccata, anche l’ultima delle stanze è ricostruita con una accuratezza che quasi commuove, soprattutto per chi ha esplorato - ed è morto, stramorto e rimorto - quei luoghi ai tempi di Playstation 3.

Come avrete già capito Playstation 5 è una grande console che segna un salto generazionale vero e saprà fare bene il suo dovere a lungo. La vera questione, che poi è quella centrale per qualsiasi appassionato è, anche al netto delle difficoltà di approvvigionamento, ne vale la pena oggi come oggi? A questa domanda il vostro redattore deve fermarsi. Nel mezzo di una pandemia e con una possibile crisi economica alle porte - se non già dentro casa - decidere di spendere cinquecento euro (quattrocento per la versione senza lettore Blu Ray) per un giocattolone elettronico è una scelta che ognuno può deve valutare nel modo che valuta più opportuno.

Per quanto pertiene a chi ha il privilegio di poter dedicare una parte della sua giornata lavorativa a compiti come recensire la nuova Playstation, possiamo solo dirvi che la quinta console di casa Sony non vi deluderà.